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October 10 Gravano i pensieri l'anima assopita, mentre nella valle inseguono i passi un'ombra. Pesano i dolori come rami di quercia enorme, gigante da non potersi abbracciare. Non c'è sole all'orizzonte ed il cammino s'avanza ormai stanco e senza meta. Lieve con un soffio il Signore mi scuote d'improvviso e nella fede m'infonde la speranza che non muore. Girandomi indietro lentamente s'illumina il sentiero percorso e m'accorgo che la vita che mi segue teneramente mi fà l'ombra unica amica. E proseguo nella valle oscura e procedo con passo ormai più certo; s'alza lo sguardo al cielo e torno a fissare in cima al colle: si affaccerà tra poco almeno la luna. (Antonino)October 07 Avidi e la mente offuscata, invece che fiori nel nostro giardino spargemmo a mangiate dei semi di fango. Alberi altissimi e neri spargono fronde che abbracciano e uccidono; e ormai i padri piangono i figli, olocausto da vivi e sepolti da grande squallore. Siamo tutti assasini dei nostri fratelli; occupanti abusivi dell'aria; prepotenti invasori del suolo. E' destino che il cuore dell'uomo non sappia rimorsi; e, ripresa la vita, siamo pronti a stupirci di merda che volteggia nel cielo, mentre il sangue dei figli ormai tace.
(Antonino)
September 15 Dona, o Signore, la vita all'attesa e feconda la speme che scalda quei cuori. Asciuga quel pianto che scava di dentro e trasforma in sorrisi ogni angoscia ed affanno. Rafforza la fede in chi teme un inganno ed accendi una luce che poi sciolga ogni gelo. Ristori il tuo dono sconforto e fatiche: fa' scendere un'alma in quel grembo di mamma. (Antonino - 28 feb 2009) 
May 29
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Feto abortito perché femmina. Siamo nella Cina comunista? No, nella democraticissima Svezia. Le autorità sanitarie del Paese scandinavo hanno stabilito la piena legalità dell'aborto selettivo basato sul genere. È accaduto, infatti, che una donna già madre di due figlie, si sia sottoposta ad amniocentesi per verificare il sesso del nascituro. Delusa che non fosse il maschietto che desiderava, ha chiesto ai medici di poter interrompere la gravidanza. La direzione sanitaria dell'ospedale ha investito della questione la Commissione nazionale della salute e del welfare chiedendo precise disposizioni sulla possibilità di praticare l'aborto selettivo basato sul genere, in assenza di ragioni di carattere medico. Per la Commissione la richiesta non poteva essere rifiutata, giacché l'aborto fino alla 18ª settimana resta nell'ordinamento giuridico svedese un diritto inalienabile della donna, anche se motivato in base alla scelta del sesso del nascituro.
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April 17 S'avvolgono le schiume e cicaleggiano in un continuo mormorio che non resta mai uguale e raccontano d'Ulisse e del nocchiero strappato alla nave e alla vita da un dio troppo simile agli uomini, corroso dall'ira e nutrito dall'odio, mai sazio di sangue d'innocenti. Nel cielo impallidisce il sole e lentamente s'incurva dietro il colle, per tuffarsi non visto nella sera e correre lontano a portar luce a madri che svegliano il giorno.
(Antonino) April 15 Gli angeli cantano al Signore le lodi degli uomini che non sanno pregare e portano nei cuori quel tepore che il sole del mondo non sa dare. Cercarli? Non si cercano. Ti stanno di fianco e non si fanno vedere. Quando dormi ti vegliano e, se piangi, sollevano il tuo pianto fino al Signore. Poi t'asciugano gli occhi: e cullandoti l'anima t'aprono il cuore al sorriso.
(Antonino)
Mi corrono l'onde incontro, come bimbi a braccia aperte cercando il collo della mamma.
Sorride il sole, scivolando tra nuvole grige e nere, e indispettisce la brezza scaldandola, mentre soffiando scompiglia i miei capelli.
Grida di bimbi, che si rincorrono ruzzolando, strappano sorrisi ai passanti e guaiti d'amore al barboncino, che scodinzolando li segue da presso.
Mamma, ritornami vicino o, almeno, guardandomi dal cielo sorridimi, mentre tornando bambino, batto i piedi sull'acqua e stranito cerco l'orma d'un piede
senza mai trovarla. (Antonino)
April 13 Com'è triste
quell'angolo di cielo.
Or lo sbircio di nascosto
dietro un muro:
non un volo di rondine
nè un cirro
che racconti
l''emozione di bambine.
Quell'azzurro
s'ingrigisce piano piano.
La preghiera
s'è nascosta e più non sale
da quel tenero
saluto fino al sole.
Coccinelle
colorate su uno stelo
sembran tristi
e si nascondon dietro un fiore.
(Antonino)
April 12 Tenera come fiocco di neve sei scesa dal Cielo creatura voluta da Dio, scissione di cellula d'amore che t'avvolge per grazia e t'inonda e ti nutre da quando fosti pensata. Entri quest'oggi nella gioia del perdono e diventi ormai parte irreversibile d'eterna comunione col babbo e la mamma e, con loro, con tutte le membra che vennero e verranno: qual filo di paglia d'un nido che cova l'Amore in eterno.
(Antonino)
Raccontami
la Pasqua degli angeli
tu
che volasti via
lasciandoci
storditi di dolore
quel giorno
che fermò il tempo
e condusse
chi t'amava
alla deriva.
Raccontami
la Pasqua dei santi
e cullaci
nell'illusione
d'un tempo
che non esiste
nel regno dei giusti
ma pesa
macigno di granito
nell'anime nostre
più che il peccato.
(Antonino)
 February 25 Amici, mi dispiace dovervi lasciare per un po' di tempo.
A causa di un viaggio mi allontanerò da casa (quindi anche da questo mio blog) per qualche settimana.
Spero di fare rientro per Pasqua (o subito dopo). Dovessi fare ancora più tardi, ... pazienza: gli amici vi avrò almeno avvisati.
Detto questo, ... credo che poi (in fondo) ... ma chi se ne fotte di Antonino e del blog?
Fosse pure nessuno, ... faciteme almeno illudere!
Ciao. February 24
Pianger per capriccio, ... succede, pianger per dolore, ... pure, pianger per amore è comune, pianger per l’amico è una gioia!
Ti dona certezza quel pianto, tu l'hai posto al di sopra di te; ti scrosta dal cuor l’egoismo, e tu l’ami se pur s’allontana.
E’ un pianto che lascia nel cuore un dolce sapore di miele, mentre ingoi un boccone di fiele che lui non potrà mai sapere! Rincorrono i pensieri giorni fermi scolpiti su dura memoria bianca, da sembrare sbiadita, fredda di marmorei sguardi, che tacciono gridando dolori soltanto sopiti.
Resta il vezzo di consunte logore llusioni che diradano nebbie senza che raggi di sole perforino cieli
ormai grigi e freddi
e irriverenti alla Vita e all’Amore.
February 16
Napoli, 16 febbraio 2009
Napolitano e i vescovi
(Massimo Villone)
Teniamoci stretta la Costituzione, dice Napolitano. Giusto. La Costituzione è oggi uno dei pochissimi ancoraggi chiari e forti in un paese che sembra nel suo insieme una maxipuntata del Grande Fratello.
Qualche giorno addietro, è venuto dall’assemblea dei vescovi un messaggio importante sul Mezzogiorno. Una critica pesante ai governi, di ogni colore, per gli impegni disattesi e la cecità verso il Mezzogiorno. Una censura al ceto politico, in specie locale. Una domanda forte di cambiamento, di rigore, di etica pubblica. Una volontà di speranza.
Fra le parole di Napolitano e quelle dei vescovi il rapporto è stretto. Il Sud di cui parlano i vescovi trova nella Costituzione il suo primo sostegno. Le Costituzioni esistono anzitutto per porre argini ai forti e apprestare tutele per i deboli. Com’è ovvio, i forti – siano essi poteri pubblici o privati – sanno benissimo difendersi da soli. E il principio vale anche per le parti del paese in cui il ritardo di sviluppo pone un handicap sulle spalle delle persone e delle famiglie. Minori diritti e libertà, minori occasioni di mobilità sociale e di concreto miglioramento delle condizioni di vita, minore speranza di futuro. In questo senso, la Costituzione dei diritti – la prima parte – è in modo molto speciale la Costituzione del Mezzogiorno e della sua gente.
Si coglie qui il senso più vero delle parole di Napolitano. Tenersi stretta la Costituzione non è solo evitare di stravolgerla nella formulazione testuale. Significa anzitutto difendere i valori che esprime. E significa anche capire che i pericoli non vengono solo dalle revisioni formali, ma ancor prima dalle politiche di governo chiamate a rendere effettivi quei valori. Nel dibattito infinito sulle riforme istituzionali si sente spesso dire che la riforma della Costituzione riguarda solo la seconda parte. Non va messa invece in discussione la parte più fondativa, più durevole, che riguarda la persona, le libertà, i diritti. Sarebbe bello se fosse vero. Invece, la prima parte della Costituzione si è gravemente indebolita, in silenzio, e senza alcuna espressa modifica.
I nuovi diritti – lavoro, salute, assistenza, istruzione – sono la novità vera della Costituzione repubblicana. È la parte in cui si radica la speranza di una società più giusta, fatta di eguali. Ma oggi le diseguaglianze aumentano, le tutele per i più deboli si dissolvono, la forbice tra il paese forte e il paese debole si allarga. Quel che altrove è crisi nel Mezzogiorno diventa devastazione. È forse costituzionalmente irrilevante che cresca nel Mezzogiorno più che nel resto del paese l’esercito dei precari, dei sottoccupati, dei disoccupati, delle retribuzioni che raggiungono a stento la soglia di povertà? O che nelle regioni meridionali, ed in specie in Campania, il diritto alla salute, pur definito come diritto fondamentale e inviolabile dalla Corte di cassazione e dalla Corte costituzionale, trovi peggiore qualità dei servizi e più alti costi?
Se nasce una questione settentrionale, mentre scompare la questione meridionale, la prima parte della Costituzione si indebolisce. Un governo che distoglie le già poche risorse prima destinate alle aree economicamente deboli dimostra di non assumere i valori di quella prima parte come priorità. Ed è qui che si capisce chiaramente come la Costituzione non si difende solo dicendo no a leggi sbagliate di revisione costituzionale, ma soprattutto dando battaglia politica a tutto campo. Lo sapevano benissimo in Assemblea Costituente. Oggi, molti sembrano averlo dimenticato. Ed è grave soprattutto per quelle forze del centrosinistra che un tempo sostennero la nascita della Costituzione. Oggi, potrebbero trovare nella sua difesa sostanziale l’occasione di migliorare una salute elettorale allo stato pessima. Altro che ambigui pateracchi.
Coscienza civile, politica, religiosa operano in sinergia. Si radicano e si fondono nei valori costituzionali. Lo leggiamo nelle parole di Napolitano e in quelle dei vescovi. Berlusconi, no. Qualcuno dovrebbe spiegargli che alla Costituzione filosovietica di cui parla hanno dato un apporto decisivo grandi figure di cattolici come La Pira, Dossetti, Moro. Magari ne avessimo oggi, di simili bolscevichi.
(da Repubblica - Pagina Napoli I)
September 15
Se il gelo Usa-Russia riaccende i bottoni nucleari
di Ugo Tramballi - da: ilsole24ore.com
«L'Orologio del Giorno del Giudizio» è la rubrica fissa nel sito web del Bulletin of the Atomic Scientists. «Mancano cinque minuti a mezzanotte» viene sempre ripetuto, giusto per ricordare «quanto l'umanità sia vicina alla sua catastrofica distruzione». «Oggi», scrive la simpatica rubrica, «con i due Paesi che mantengono anacronisticamente più di mille testate in massima allerta, pronte per essere lanciate entro qualche decina di minuti, le possibilità di uno scontro nucleare accidentale fra Stati Uniti e Russia restano intatte». Quell'oggi è però riferito a prima della crisi georgiana. La lancetta resta a cinque tacche dalla mezzanotte ma il timore che il Caucaso abbia eroso qualche altro minuto, è serio.
Cosa stanno facendo americani e russi dei loro arsenali? E quei Paesi di regioni periferiche e instabili che si sono fatti o sognano di avere le loro bombe, come si comporteranno, ora che nel grande scenario le due superpotenze hanno ripristinato un linguaggio da Guerra Fredda? Negli anni migliori dopo l'Urss, con la globalizzazione e gli accordi commerciali, la gente ha avuto l'umana tendenza a dimenticare che l'età nucleare non era affatto chiusa. Le cose non sono più come prima: come nel 1959 quando il complesso militare industriale americano produceva 27 testate al giorno; o nell'86, quando l'Urss ne aveva 40.700.
Dal 1992 gli accordi internazionali hanno ridotto di due terzi gli arsenali. Ma quello che è rimasto e i sistemi d'arma che nel frattempo la tecnologia ha prodotto, possono bruciare in un attimo gli ultimi cinque minuti che ci sono rimasti. All'inizio di quest'anno la Russia aveva 5.200 testate nucleari operative e altre 8.800 di riserva o in attesa di essere smantellate. Delle operative, 3.113 sono strategiche: possono raggiungere l'obiettivo da un continente all'altro, uscendo e rientrando nell'atmosfera; e più di duemila sono bombe tattiche: di teatro o da campo di battaglia. Alla fine del 2004 nell'arsenale americano c'erano più di 10.300 testate: circa 8.500 strategiche e 1.800 tattiche. Ma secondo altre fonti - i numeri, soprattutto sul fronte russo, sono spesso solo stime - Mosca disporrebbe di 5.569 testate operative e 14mila di riserva. Gli Stati Uniti rispettivamente di 4.075 e 5.400.
Il Trattato di Mosca, entrato in vigore il 1° giugno 2003, prevede che entro il 2012 i due Paesi non schierino più di 2.200 testate operative. Ma hanno tutti smesso di contare. «Piacevole e spettacolare come i fuochi d'artificio in un giorno di festa» diceva Vladimir Putin dopo aver assistito all'ultima esercitazione delle forze missilistiche strategiche della Marina russa. Le esercitazioni dovrebbero essere concordate. E gli esperimenti dovrebbero essere vietati: almeno prima che George Bush ignorasse lo spirito della moratoria. Era il 9 gennaio 2002, quando l'Amministrazione pubblicò il Nuclear Posture Review, la revisione della strategia nucleare americana che poneva di nuovo l'atomica al centro della sicurezza nazionale. E del resto dal 1963, da quando esiste, il vecchio trattato sul bando dei test nucleari è sempre stato parziale.
Già alla fine del 2007 i servizi segreti occidentali avevano visto crescere le esercitazioni russe. «Aumento delle attività sottomarine della Flotta del Nord» di base a Murmansk, annotavano i norvegesi. E a maggio il Bollettino degli scienziati atomici scriveva che i bombardieri strategici hanno ripreso le esercitazioni a lungo raggio «sull'Atlantico del Nord, sull'Artico, sul Pacifico e sul Mar Nero». «I deboli non sono amati né ascoltati: sono insultati. Quando avremo la parità parleranno con noi in un modo diverso» diceva meno di un anno fa il vice premier russo Serghei Ivanov. Non c'era bisogno di leggere fra le righe come ai tempi della "Pravda": la Russia rispondeva a suo modo alle attività americane e ai piani di difesa missilistica che Washington stava allargando a Repubblica Ceca e Polonia.
Se quelli che dovrebbero essere i saggi parlano e agiscono così, è difficile aspettarsi che gli altri siano migliori. Non i cinesi (145 testate strategiche), i francesi (348) e gli inglesi (160), gli altri membri storici del club nucleare. Stanno tutti modernizzando i loro arsenali. L'apparato della difesa israeliana ha già stabilito che entro 18 mesi a partire da agosto, bombarderà i siti nucleari iraniani: se la diplomazia internazionale non avrà successo, se gli ayatollah non si libereranno di Ahmadinejad o se prima non agiranno gli americani. L'arsenale di Israele, che è fuori dal sistema internazionale del Trattato di non proliferazione, non dovrebbe avere meno di 232 e non più di 515 testate. Tutte operative, comunque. Poi c'è il Pakistan la cui chiave d'innesco delle sue 60 bombe ora è affidata al nuovo presidente Ali Zardari, vedovo Bhutto, giudicato da molti instabile e immorale. Ci sono le 10 e forse più testate della Nord Corea, con un leader probabilmente malato e una casta di generali che dovrà decidere se mantenere dormiente il suo arsenale o renderlo operativo. Infine l'India (una cinquantina di testate) la cui bomba è democratica ma è sempre una bomba. Tutto lascia credere che nel clima che si sta calcificando dopo la Georgia, gli Usa cercheranno di accelerare l'accordo bilaterale con l'India. «Stiamo spingendo», spiega Sharon Squassoni, del Programma di non proliferazione del Carnegie di Washington, «per creare una condizione unica per l'India: quella di primo Stato "legittimo", armato di bomba nucleare ma fuori dal Trattato di non proliferazione. Con nessuna delle responsabilità richieste dal Trattato ma molti dei suoi diritti. Non sarebbe sorprendente se gli altri due Stati che ne sono fuori, Israele e Pakistan, chiedessero lo stesso». Il Trattato di non proliferazione, la legge fondamentale che cerca un ordine nel caos nucleare mondiale, è una vittima del nuovo gelo russo-americano: da due anni l'Onu non riesce a rinnovarlo e una ratifica ora che i principali campioni litigano è impensabile. Tuttavia il caduto più importante di questa imminente Seconda Guerra Fredda è l'accordo di cooperazione nucleare che Putin e Bush avevano firmato l'anno scorso ma che a Mosca e Washington i Parlamenti devono ancora ratificare. Prima di diventare candidato democratico alla vicepresidenza - ma dopo la Georgia - Joseph Biden aveva già detto che il Senato non avrebbe più esaminato l'accordo. Se ne parlerà, forse, col prossimo presidente: un'altra delle incompiute di George Bush. L'accordo riguarda il nucleare civile, come il trattato con l'India e le ambizioni iraniane: in questo campo il confine tra militare e civile è tenue, quasi inesistente. Il punto forte del progetto è che Usa e Russia producano combustibile per i Paesi che vogliono avere energia nucleare ma non sono nel vecchio club atomico. La banca del combustibile al quale dovrebbero gioiosamente attingere decine di Paesi pacificati di un mondo felice, sarebbe stata in Russia. Niente da fare, il mondo resta aggrappato ai suoi ultimi cinque minuti di vita: al caro vecchio equilibrio del terrore. September 13 GIORNI DI UN’INIZIATIVA ARDIMENTOSA LA «PREDILETTA» TORNA AL CENTRO DELL’EUROPA CARLO CARDIA - Editoriale da: avvenire.it
Nella storia non ci sono sconfitte o incomprensioni definitive, c’è un cammino sempre aperto al nuovo perché «Dio lavora, continua a lavorare nella e sulla storia degli uomini». Il messaggio che Benedetto XVI ha voluto dare ieri alla Francia e al mondo si riassume nella vicinanza di Dio all’uomo, alla sua fatica e creatività, alla sua crescita materiale e spirituale. Rivolte alla Francia, queste parole hanno un significato particolare, e benefico. Ci sono state incomprensioni e conflitti con la Chiesa, ma il Papa evoca oggi tutto ciò che unisce i francesi al cristianesimo, con preziosi riconoscimenti. La Francia, tradizionalmente sensibile ai diritti dell’uomo, è un Paese attento alla riconciliazione dei popoli, e può svolgere una funzione importante per l’Europa, per far crescere la solidarietà internazionale. Anche i rapporti con la Chiesa conoscono una stagione nuova, la diffidenza del passato si è trasformata in un dialogo sereno e positivo. Il dialogo è stato rafforzato dal riconoscimento da parte di Nicholas Sarkozy delle radici cristiane della Francia, della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e di un consenso etico della società. La Francia, insomma, è tornata al centro dell’Europa e resta nel cuore della Chiesa. Rivolte al mondo, e all’uomo contemporaneo, le parole del Papa assumono un significato più grande, perché offrono una più ricca elaborazione del rapporto tra fede e ragione che, in Francia e in Europa, trae origine da quel tessuto di cultura e di pensiero che il monachesimo ha formato e diffuso nei primi secoli di cristianesimo. Per questo ha esaltato il legame tra fede, ragione e storia, senza il quale la modernità non esisterebbe. Quando i primi monaci in Francia, e nel mondo, costituirono il ponte tra la cultura classica e i nuovi orizzonti spirituali, essi elaborarono il nucleo essenziale di un’antropologia che aveva al centro lo studio della Parola di Dio, e dalla parola passava alla sua interpretazione, all’approfondimento delle scienze profane, alla comprensione ed elaborazione della musica, alla conoscenza del mondo che li circondava, indirizzandosi verso mete più alte ed esigenti. L’aspirazione a Dio non attenuava, ma alimentava la sete e il patrimonio di conoscenza. Nella regola di Benedetto, di Bernardo di Chiaravalle, di altri esponenti della spiritualità europea, trovano posto lo studio, la preghiera, il lavoro, come capisaldi di un umanesimo sviluppatosi nei secoli. Nasce lì l’uomo che si unisce a Dio, che afferma la dignità del lavoro, che inizia un cammino di conoscenza che non avrà interruzioni. Fede, ragione e storia, stanno insieme non per astrattezza concettuale ma perché insieme hanno determinato la svolta fondamentale della storia dell’umanità. Con il cristianesimo, l’uomo che usciva dalla classicità ha costruito poco a poco la modernità, si è arricchito di conoscenze, ha aspirato a traguardi materiali e spirituali più ambiziosi. Nel grande affresco del cammino umano Benedetto XVI ha richiamato Paolo che parlò nell’Areopago agli ateniesi del 'dio ignoto', che essi veneravano pur senza conoscerlo. Ne sentivano il bisogno ma non sapevano chi era. Il Papa ha ricordato che anche oggi tanti uomini sentono struggente il bisogno di Dio che sia presente, li conforti, dia loro speranza per il futuro, ma non sanno dove sia e chi sia. Ingiustizie, guerre, egoismi nazionalistici, rifiuto dell’etica, nascondono Dio e rendono l’uomo più povero e insicuro. Quel Dio non è più ignoto perché l’avvento del cristianesimo ha introdotto nella storia umana la presenza viva e attiva del Dio persona che parla all’uomo, gli propone di crescere, capire, studiare e amare secondo regole scritte nella coscienza di ognuno. Con l’adesione alla fede l’uomo non perde neanche un granello della propria cultura, anzi è spinto ad accrescere ogni forma di conoscenza perché la sapienza viene trasfigurata dalla fede in un orizzonte più completo. Per queste ragioni, il Papa può essere nella Francia di oggi seminatore di carità e di speranza, chiamando la ragione e la scienza a vivere e progredire non lontano ma accanto alla fede che eleva e fa crescere la dignità della persona e la porta sempre più vicino al suo creatore.
September 12
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BARBARAMENTE, STUPIDAMENTE, INUTILMENTE Avete ucciso Giuseppe, gigante buono Il rimorso ora vi schiacci il cuore MAURIZIO PATRICIELLO (da www.avvenire.it)
L o avete ucciso. Barbaramente. Stupidamente. Inutilmente. Siete poveri, dite. Senza lavoro. Dovete mangiare e vivere anche voi, dite, e forse è vero. Ma anche lui, Giuseppe, il gigante buono, era povero. Come voi, ma non si era arreso. Il lavoro lo aveva cercato e trovato. Un lavoro dove si rischia molto e si guadagna poco. Lui i ' valori' li scortava, non li possedeva. Ma aveva un lavoro che, come tutti i lavori, lo faceva uomo. Gli dava lo statuto, la dignità di uomo. Un lavoro che gli consentiva a sera di impastare il pane. Forse era solo pane nero, ma era pane suo. Lo impastava lui con la sola acqua che lo rende buono: il sudore della carne sua. Non il sudore altrui. Maledetto è il pane impastato col sudore altrui. È pane che non sazia. È pane avvelenato, pane velenoso. Una pizza mangiava, Giuseppe, con l’amico di sempre. Ma voi avete resi pericolosi anche questi momenti belli. Avete deciso che a Napoli si possa morire così, inutilmente, una sera di fine estate, quando il caldo ancora soffoca e si cerca un po’ di refrigerio. Voi non amate. Non riuscite ad amare. Non sapete amare. Non dico il nemico: a tutti viene difficile amare chi non ci vuole bene. Voi non amate neanche i vostri stessi figlioli. Andate in giro a sotterrare mine. Poi, distratti, le dimenticate. E un giorno qualcuno su di esse salterà. Ciò che, testardi, ottusi, vi ostinate a non capire, è che potrebbe capitare alla donna o al figliolo di uno di voi. Il figliolo più bello, quello che somiglia tanto. Il figliolo prediletto. E adesso che fate? Come avete concluso la serata maledetta? Come vi siete visti dopo aver tolto il casco? Giuseppe è morto e lo avete ucciso voi. Avete spento un cuore. Non uno solamente. I cuori stanno a grappoli: ne tocchi uno e ne trascini cento. Quell’uomo amava. A quella fonte erano in tanti a bere. A morire sono in molti quando ci si imbatte nelle vostre bande. È successo a lui. È stato un caso. Poteva succedere a me, o al figliolo di uno di voi. O al figliolo del figliolo. Forse dite di « amare il Napoli » , ma non amate Napoli: la nostra città bella, la nostra città antica. C’è un altro morto ancora per il quale mai sarete processati. È la speranza la vostra vittima più illustre. Voi non ve ne accorgete. Non ve ne potete accorgere, siete troppo indaffarati. Ma a Napoli a tanti viene difficile sperare. Vogliono andare via. Li state mandando via. Voi li cacciate via. Chi siete? Chi è che si nasconde dietro il casco? Di che colore è la pelle vostra? Siete nostri o venite da lontano? Forse non lo sapremo mai. Amate atteggiarvi a vittime. Certo che lo siete. Non solamente vittime. Vittime e carnefici. Partite – e lo so bene – con una marcia in meno. La vita con voi non sempre vi fu madre. È vero. È tutto vero. Eravate poveri fino all’altra sera. Andavate a rapinare e, quindi, vi si poteva chiamare rapinatori. Ladri. Ma adesso siete diventati assassini. Per darvi coraggio vi direte che si è trattato di un incidente, che non volevate uccidere, che « ci è scappato il morto » . Non è vero, non vi ingannate. Quando impugnate l’arma sapete bene che al bisogno la userete. Caino si chiamava chi per la prima volta uccise. Ma la voce di quel sangue ancora non si è spenta. Abele ancora piange. Ancora geme, Abele. Chiunque versa il sangue di Abele porta il nome. Voi non vi chiamate Abele. Spero che non dormiate. Spero che non mangiate. Spero che il rimorso vi tolga la fame e il sonno e non per un giorno solo. Spero che il ricordo del ' gigante buono', vi rattristi il cuore. Spero che siate ancora capaci di piangere. Lacrime benedette, acqua che purifica. Acqua che vi lavi il volto. Acqua che deterge l’animo. Lacrime per farvi uomini. Al pozzo proprio va attinta l’acqua per impastare il pane. Forse sarà poco il pane e ancor di meno il vino, ma basterà a saziarci. E lo gusteremo insieme e lo daremo ai figli, guardandoli negli occhi, guardandoli orgogliosi. E la vita allora ci sarà più amica.
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| LE AVVENTATE DICHIARAZIONI SUL FASCISMO
DI ALEMANNO E LA RUSSA L’errore che non va mai fatto perché lambisce le coscienze SERGIO SOAVE (da: avvenire.it)
I l sindaco di Roma è stato assai criticato, e non senza buone ragioni, per aver affermato, e per giunta nella sede meno opportuna, davanti al ricordo tangibile e terribile delle vittime della persecuzione degli ebrei, che il fascismo non è stato «il male assoluto». Nel merito la sua asserzione naturalmente può essere discussa e, per certi aspetti, persino condivisa, il che non toglie che l’aver pronunciato quella frase sia stato invece un indiscutibile errore. Un conto è il giudizio storico, che nel suo costante approfondimento critico rifugge dalle definizioni 'assolute', un altro conto è un discorso politico che viene giustamente letto per il contesto in cui è pronunciato e per le conseguenze che produce. Quale che fosse la sua intenzione, la frase di Alemanno aveva il senso di una rivendicazione di eredità e di identità, seppure cauta e circospetta, non quella di un giudizio storico equanime. Se una cosa del genere la dice una persona che non ha legami genealogici di alcun genere con il regime littorio, come peraltro hanno fatto numerosi storici di varia estrazione culturale, non c’è scandalo. Sarebbe ridicolo in nome dell’antifascismo cancellare l’enciclopedia Treccani o il Concordato (che infatti la Repubblica antifascista ha recepito nella sua Costituzione). Questo in realtà non lo pensa nessuno, il che rendeva superflua l’incursione 'storica' di Alemanno, che ha assunto quindi un connotato ambiguo e irritante. Il sindaco rappresenta tutta la città, e la città martire delle Fosse Ardeatine sente dolorosamente le ferite della sua stagione più nera. Quella sensibilità non deve essere ferita e probabilmente Alemanno non intendeva farlo, ma ha dato l’impressione di far prevalere una specie di orgoglio personale sui doveri di rappresentanza generale. Naturalmente in una frase, peraltro poi ridimensionata, non c’è nulla di irrimediabile. Salvo ciò che imperscrutabilmente scende nelle coscienze. Intanto però ci sono conseguenze di pragmatica che già si fanno sentire: l’iniziativa di radunare intelligenze di vario orientamento per delineare il futuro della capitale sta già vacillando, poiché gli avversari del dialogo hanno trovato un’occasione non infondata di polemica. Probabilmente Walter Veltroni ritiene che nemmeno il comunismo sia stato «il male assoluto», ma non lo ha mai detto quando stava in Campidoglio. C’è chi pensa che l’esternazione di Alemanno, al pari di quella del ministro della Difesa, sia la spia di una difficoltà identitaria che si presenta nel momento in cui Alleanza nazionale è chiamata a fondersi nel Popolo della Libertà, che avrà come fondamento il documento fondativo del Partito popolare europeo, indiscutibilmente antifascista. Può darsi, tuttavia è lecito sperare che invece si sia trattato solo di un errore dettato da imperizia, come ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini. D’altra parte va detto che non si possono trarre pronostici catastrofici da una frase infelice. Per fortuna la discussione sul fascismo può essere solo retrospettiva, visto che la solidità della democrazia interna e il sistema di relazioni internazionali dell’Italia rendono impensabile qualsiasi arretramento nostalgico. Anche se sul piano educativo bisogna sempre vigilare. Nessuna regressione deve ammorbare le coscienze.
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