antonino's profileMONTE MISENO ON LINEPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    October 10

    Per la valle oscura


    Gravano i pensieri
    l'anima assopita,
    mentre nella valle
    inseguono i passi
    un'ombra.
    Pesano i dolori
    come rami
    di quercia enorme,
    gigante
    da non potersi abbracciare.
    Non c'è sole all'orizzonte
    ed il cammino
    s'avanza ormai stanco
    e senza meta.
    Lieve con un soffio
    il Signore
    mi scuote d'improvviso
    e  nella fede
    m'infonde la speranza
    che non muore.
    Girandomi indietro lentamente
    s'illumina il sentiero percorso
    e m'accorgo
    che la vita che mi segue
    teneramente mi fà l'ombra
    unica amica.
    E proseguo
    nella valle oscura
    e procedo
    con passo ormai più certo;
    s'alza lo sguardo al cielo
    e torno a fissare
    in cima al colle:
    si affaccerà tra poco
    almeno la luna.

    (Antonino)



    October 07

    Messina

    Avidi e la mente offuscata,
    invece che fiori
    nel nostro giardino
    spargemmo a mangiate
    dei semi di fango.
    Alberi altissimi e neri
    spargono fronde
    che abbracciano e uccidono;
    e ormai i padri
    piangono i figli,
    olocausto da vivi
    e sepolti da grande squallore.
    Siamo tutti assasini
    dei nostri fratelli;
    occupanti abusivi dell'aria;
    prepotenti invasori del suolo.
    E' destino
    che il cuore dell'uomo
    non sappia rimorsi;
    e, ripresa la vita,
    siamo pronti
    a stupirci di merda
    che volteggia nel cielo,
    mentre il sangue dei figli
    ormai tace.

    (Antonino)
     
     
    September 15

    Preghiera


    Dona, o Signore,
    la vita all'attesa
    e feconda la speme
    che scalda quei cuori.
    Asciuga quel pianto
    che scava di dentro
    e trasforma in sorrisi
    ogni angoscia ed affanno.
    Rafforza la fede
    in chi teme un inganno
    ed accendi una luce
    che poi sciolga ogni gelo.
    Ristori il tuo dono
    sconforto e fatiche:
    fa' scendere un'alma
    in quel grembo di mamma.

    (Antonino - 28 feb 2009)

     
    June 20

    Lettera aperta ad un giudice che non riesco a trovare.



    Signor giudice,
    chiunque tu sia, ovunque tu svolga la tua azione a sostegno della giustizia, mi permetto di farti una domanda semplicissima:

    Il Presidente della Repubblica non è perseguibile fin quando è in carica per nessun tipo di reato;
    Il Presidente del Consiglio non è perseguibile fin quando è in carica per alcun tipo di reato;
    Il Presidente del Senato della Repubblica non è perseguibile fin che resti in carica per nessun motivo;
    Il Presidente della Camera dei Deputati non è perseguibile fin che resti in carica per alcun reato.

    Fin qui, non ci piove. E' Una legge dello stato (giusta o sbagliata che sia) e va rispettata.

    Ma, mi chiedo, ... il Sindaco di Monte di Procida e la sua amministrazione possono porre in essere atti ammonistrativi (o patrocinarli o ispirarli o comunque accettarli e tollerarli) che potrebbero risultare come veri e propri messaggi intimidatori (o di avvertimento) verso quanti aspirano ad una sistemazione dignitosa di lavoro?

    Mi spiego meglio, signor giudice:

    Una norma posta in un bando di gara finalizzato ad imporre alla eventuale impresa assegnataria dell'appalto il vincolo di "assumere solo persone di gradimento dell'amministrazione", cosa può significare dal punto di vista giuridico?

    Una norma del genere può avere risvolti di illecito amministrativo? Di abuso di ufficio?
    Una norma del genere può avere risvolti anche di carattere penale? Può esser vista come una intimidazione verso quanto aspirano ad un posto di lavoro?

    Ho grandi dubbi, signor giudice.
    Non è che lei potrebbe assicurare in proposito i cittadini onesti di Monte di Procida?








    May 29

    Difesa dei diritti civili o selezione del genere umano?

     
    (Per leggere tutto clicca sul link, qui sotto)
     
    Feto abortito perché femmina. Siamo nella Cina comunista? No, nella democraticissima Svezia. Le autorità sanitarie del Paese scandinavo hanno stabilito la piena legalità dell'aborto selettivo basato sul genere. È accaduto, infatti, che una donna già madre di due figlie, si sia sottoposta ad amniocentesi per verificare il sesso del nascituro. Delusa che non fosse il maschietto che desiderava, ha chiesto ai medici di poter interrompere la gravidanza. La direzione sanitaria dell'ospedale ha investito della questione la Commissione nazionale della salute e del welfare chiedendo precise disposizioni sulla possibilità di praticare l'aborto selettivo basato sul genere, in assenza di ragioni di carattere medico. Per la Commissione la richiesta non poteva essere rifiutata, giacché l'aborto fino alla 18ª settimana resta nell'ordinamento giuridico svedese un diritto inalienabile della donna, anche se motivato in base alla scelta del sesso del nascituro.
     
    (Clicca anche quest'altro link, qui sopra)
     

    April 17

    Il vespro

    S'avvolgono
    le schiume
    e cicaleggiano
    in un continuo
    mormorio
    che non resta
    mai uguale
    e raccontano
    d'Ulisse
    e del nocchiero
    strappato
    alla nave
    e alla vita
    da un dio
    troppo simile
    agli uomini,
    corroso dall'ira
    e nutrito dall'odio,
    mai sazio di sangue
    d'innocenti. 
    Nel cielo
    impallidisce il sole
    e lentamente
    s'incurva
    dietro il colle,
    per tuffarsi
    non visto
    nella sera
    e correre lontano
    a portar luce
    a madri
    che svegliano
    il giorno.

    (Antonino)


    April 15

    T'aprono il cuore

    Gli angeli
    cantano al Signore
    le lodi degli uomini
    che non sanno
    pregare
    e portano nei cuori
    quel tepore
    che il sole del mondo
    non sa dare.
    Cercarli?
    Non si cercano.
    Ti stanno di fianco
    e non si fanno
    vedere.
    Quando dormi
    ti vegliano
    e, se piangi, 
    sollevano
    il tuo pianto
    fino al Signore.
    Poi t'asciugano
    gli occhi:
    e cullandoti l'anima
    t'aprono il cuore
    al sorriso.

    (Antonino)

    L'orma d'un piede


    Mi corrono
    l'onde
    incontro,
    come bimbi
    a braccia aperte
    cercando il collo
    della mamma.

    Sorride il sole,
    scivolando
    tra nuvole
    grige e nere,
    e indispettisce
    la brezza
    scaldandola,
    mentre soffiando
    scompiglia
    i miei capelli.

    Grida di bimbi,
    che si rincorrono
    ruzzolando,
    strappano
    sorrisi ai passanti
    e guaiti d'amore
    al barboncino,
    che scodinzolando
    li segue da presso.

    Mamma,
    ritornami vicino 
    o, almeno,
    guardandomi dal cielo
    sorridimi,
    mentre
    tornando bambino,
    batto i piedi
    sull'acqua
    e stranito
    cerco l'orma  
    d'un piede

    senza mai  
    trovarla.

     
    (Antonino)
    April 13

    Dietro il muro

    Com'è triste
    quell'angolo di cielo.
    Or lo sbircio di nascosto
    dietro un muro:
    non un volo di rondine
    nè un cirro
    che racconti
    l''emozione di bambine.
    Quell'azzurro
    s'ingrigisce piano piano.
    La preghiera
    s'è nascosta e più non sale
    da quel tenero
    saluto fino al sole.
    Coccinelle
    colorate su uno stelo
    sembran tristi
    e si nascondon dietro un fiore.

    (Antonino)

    April 12

    Il nido

      Tenera
      come fiocco
      di neve
      sei scesa
      dal Cielo
      creatura
      voluta
      da Dio,
      scissione
      di cellula
      d'amore
      che t'avvolge
      per grazia
      e t'inonda
      e ti nutre
      da quando
      fosti
      pensata.
      Entri
      quest'oggi
      nella gioia
      del perdono
      e diventi
      ormai parte
      irreversibile
      d'eterna
      comunione
      col babbo
      e la mamma
      e, con loro,
      con tutte
      le membra
      che vennero
      e verranno:
      qual filo
      di paglia
      d'un nido
      che cova
      l'Amore
      in eterno.
    (Antonino)

    La pasqua degli angeli


    Raccontami
    la Pasqua degli angeli
    tu
    che volasti via
    lasciandoci
    storditi di dolore
    quel giorno
    che fermò il tempo
    e condusse
    chi t'amava
    alla deriva.
    Raccontami
    la Pasqua dei santi
    e cullaci
    nell'illusione
    d'un tempo
    che non esiste
    nel regno dei giusti
    ma pesa
    macigno di granito
    nell'anime nostre
    più che il peccato.

    (Antonino)


    February 25

    Mi dispiace

    Amici, mi dispiace dovervi lasciare per un po' di tempo.
    A causa di un viaggio mi allontanerò da casa (quindi anche da questo mio blog) per qualche settimana.
    Spero di fare rientro per Pasqua (o subito dopo). Dovessi fare ancora più tardi, ... pazienza: gli amici vi avrò almeno avvisati.
    Detto questo, ... credo che poi (in fondo) ... ma chi se ne fotte di Antonino e del blog?
    Fosse pure nessuno, ... faciteme almeno illudere!
    Ciao.
    February 24

    Il pianto

    Pianger per capriccio, ... succede,
    pianger per dolore, ... pure,
    pianger per amore è comune,
    pianger per l’amico è una gioia!

    Ti dona certezza quel pianto,
    tu l'hai posto al di sopra di te;
    ti scrosta dal cuor l’egoismo,
    e tu l’ami se pur s’allontana.

    E’ un pianto che lascia nel cuore
    un dolce sapore di miele,
    mentre ingoi un boccone di fiele
    che lui non potrà mai sapere!

    Dolori sopiti

    Rincorrono i pensieri
    giorni fermi
    scolpiti
    su dura memoria bianca,
    da sembrare sbiadita,
    fredda di marmorei sguardi,
    che tacciono gridando dolori
    soltanto sopiti.

    Resta il vezzo
    di consunte logore llusioni
    che diradano nebbie
    senza che raggi di sole
    perforino cieli
    ormai grigi e freddi
    e irriverenti alla Vita e all’Amore.


    February 16

    I principi della Costituzione.

    Napoli, 16 febbraio 2009

    Napolitano e i vescovi

    (Massimo Villone)

    Teniamoci stretta la Costituzione, dice Napolitano. Giusto. La Costituzione è oggi uno dei pochissimi ancoraggi chiari e forti in un paese che sembra nel suo insieme una maxipuntata del Grande Fratello.

    Qualche giorno addietro, è venuto dall’assemblea dei vescovi un messaggio importante sul Mezzogiorno. Una critica pesante ai governi, di ogni colore, per gli impegni disattesi e la cecità verso il Mezzogiorno. Una censura al ceto politico, in specie locale. Una domanda forte di cambiamento, di rigore, di etica pubblica. Una volontà di speranza.

    Fra le parole di Napolitano e quelle dei vescovi il rapporto è stretto. Il Sud di cui parlano i vescovi trova nella Costituzione il suo primo sostegno. Le Costituzioni esistono anzitutto per porre argini ai forti e apprestare tutele per i deboli. Com’è ovvio, i forti – siano essi poteri pubblici o privati – sanno benissimo difendersi da soli. E il principio vale anche per le parti del paese in cui il ritardo di sviluppo pone un handicap sulle spalle delle persone e delle famiglie. Minori diritti e libertà, minori occasioni di mobilità sociale e di concreto miglioramento delle condizioni di vita, minore speranza di futuro. In questo senso, la Costituzione dei diritti – la prima parte – è in modo molto speciale la Costituzione del Mezzogiorno e della sua gente.

    Si coglie qui il senso più vero delle parole di Napolitano. Tenersi stretta la Costituzione non è solo evitare di stravolgerla nella formulazione testuale. Significa anzitutto difendere i valori che esprime. E significa anche capire che i pericoli non vengono solo dalle revisioni formali, ma ancor prima dalle politiche di governo chiamate a rendere effettivi quei valori. Nel dibattito infinito sulle riforme istituzionali si sente spesso dire che la riforma della Costituzione riguarda solo la seconda parte. Non va messa invece in discussione la parte più fondativa, più durevole, che riguarda la persona, le libertà, i diritti. Sarebbe bello se fosse vero. Invece, la prima parte della Costituzione si è gravemente indebolita, in silenzio, e senza alcuna espressa modifica.

    I nuovi diritti – lavoro, salute, assistenza, istruzione – sono la novità vera della Costituzione repubblicana. È la parte in cui si radica la speranza di una società più giusta, fatta di eguali. Ma oggi le diseguaglianze aumentano, le tutele per i più deboli si dissolvono, la forbice tra il paese forte e il paese debole si allarga. Quel che altrove è crisi nel Mezzogiorno diventa devastazione. È forse costituzionalmente irrilevante che cresca nel Mezzogiorno più che nel resto del paese l’esercito dei precari, dei sottoccupati, dei disoccupati, delle retribuzioni che raggiungono a stento la soglia di povertà? O che nelle regioni meridionali, ed in specie in Campania, il diritto alla salute, pur definito come diritto fondamentale e inviolabile dalla Corte di cassazione e dalla Corte costituzionale, trovi peggiore qualità dei servizi e più alti costi?

    Se nasce una questione settentrionale, mentre scompare la questione meridionale, la prima parte della Costituzione si indebolisce. Un governo che distoglie le già poche risorse prima destinate alle aree economicamente deboli dimostra di non assumere i valori di quella prima parte come priorità. Ed è qui che si capisce chiaramente come la Costituzione non si difende solo dicendo no a leggi sbagliate di revisione costituzionale, ma soprattutto dando battaglia politica a tutto campo. Lo sapevano benissimo in Assemblea Costituente. Oggi, molti sembrano averlo dimenticato. Ed è grave soprattutto per quelle forze del centrosinistra che un tempo sostennero la nascita della Costituzione. Oggi, potrebbero trovare nella sua difesa sostanziale l’occasione di migliorare una salute elettorale allo stato pessima. Altro che ambigui pateracchi.

    Coscienza civile, politica, religiosa operano in sinergia. Si radicano e si fondono nei valori costituzionali. Lo leggiamo nelle parole di Napolitano e in quelle dei vescovi. Berlusconi, no. Qualcuno dovrebbe spiegargli che alla Costituzione filosovietica di cui parla hanno dato un apporto decisivo grandi figure di cattolici come La Pira, Dossetti, Moro. Magari ne avessimo oggi, di simili bolscevichi.

    (da Repubblica - Pagina Napoli I)

     

    September 16

    Vignetta

    Brune

    September 15

    Gelo Russia - USA

    Se il gelo Usa-Russia
    riaccende i bottoni nucleari

    di Ugo Tramballi - da: ilsole24ore.com

    «L'Orologio del Giorno del Giudizio» è la rubrica fissa nel sito web del Bulletin of the Atomic Scientists. «Mancano cinque minuti a mezzanotte» viene sempre ripetuto, giusto per ricordare «quanto l'umanità sia vicina alla sua catastrofica distruzione».
    «Oggi», scrive la simpatica rubrica, «con i due Paesi che mantengono anacronisticamente più di mille testate in massima allerta, pronte per essere lanciate entro qualche decina di minuti, le possibilità di uno scontro nucleare accidentale fra Stati Uniti e Russia restano intatte». Quell'oggi è però riferito a prima della crisi georgiana. La lancetta resta a cinque tacche dalla mezzanotte ma il timore che il Caucaso abbia eroso qualche altro minuto, è serio.

    Cosa stanno facendo americani e russi dei loro arsenali? E quei Paesi di regioni periferiche e instabili che si sono fatti o sognano di avere le loro bombe, come si comporteranno, ora che nel grande scenario le due superpotenze hanno ripristinato un linguaggio da Guerra Fredda? Negli anni migliori dopo l'Urss, con la globalizzazione e gli accordi commerciali, la gente ha avuto l'umana tendenza a dimenticare che l'età nucleare non era affatto chiusa. Le cose non sono più come prima: come nel 1959 quando il complesso militare industriale americano produceva 27 testate al giorno; o nell'86, quando l'Urss ne aveva 40.700.

    Dal 1992 gli accordi internazionali hanno ridotto di due terzi gli arsenali. Ma quello che è rimasto e i sistemi d'arma che nel frattempo la tecnologia ha prodotto, possono bruciare in un attimo gli ultimi cinque minuti che ci sono rimasti. All'inizio di quest'anno la Russia aveva 5.200 testate nucleari operative e altre 8.800 di riserva o in attesa di essere smantellate. Delle operative, 3.113 sono strategiche: possono raggiungere l'obiettivo da un continente all'altro, uscendo e rientrando nell'atmosfera; e più di duemila sono bombe tattiche: di teatro o da campo di battaglia. Alla fine del 2004 nell'arsenale americano c'erano più di 10.300 testate: circa 8.500 strategiche e 1.800 tattiche. Ma secondo altre fonti - i numeri, soprattutto sul fronte russo, sono spesso solo stime - Mosca disporrebbe di 5.569 testate operative e 14mila di riserva. Gli Stati Uniti rispettivamente di 4.075 e 5.400.

    Il Trattato di Mosca, entrato in vigore il 1° giugno 2003, prevede che entro il 2012 i due Paesi non schierino più di 2.200 testate operative. Ma hanno tutti smesso di contare.
    «Piacevole e spettacolare come i fuochi d'artificio in un giorno di festa» diceva Vladimir Putin dopo aver assistito all'ultima esercitazione delle forze missilistiche strategiche della Marina russa. Le esercitazioni dovrebbero essere concordate. E gli esperimenti dovrebbero essere vietati: almeno prima che George Bush ignorasse lo spirito della moratoria. Era il 9 gennaio 2002, quando l'Amministrazione pubblicò il Nuclear Posture Review, la revisione della strategia nucleare americana che poneva di nuovo l'atomica al centro della sicurezza nazionale. E del resto dal 1963, da quando esiste, il vecchio trattato sul bando dei test nucleari è sempre stato parziale.

    Già alla fine del 2007 i servizi segreti occidentali avevano visto crescere le esercitazioni russe. «Aumento delle attività sottomarine della Flotta del Nord» di base a Murmansk, annotavano i norvegesi. E a maggio il Bollettino degli scienziati atomici scriveva che i bombardieri strategici hanno ripreso le esercitazioni a lungo raggio «sull'Atlantico del Nord, sull'Artico, sul Pacifico e sul Mar Nero».
    «I deboli non sono amati né ascoltati: sono insultati. Quando avremo la parità parleranno con noi in un modo diverso» diceva meno di un anno fa il vice premier russo Serghei Ivanov. Non c'era bisogno di leggere fra le righe come ai tempi della "Pravda": la Russia rispondeva a suo modo alle attività americane e ai piani di difesa missilistica che Washington stava allargando a Repubblica Ceca e Polonia.

    Se quelli che dovrebbero essere i saggi parlano e agiscono così, è difficile aspettarsi che gli altri siano migliori. Non i cinesi (145 testate strategiche), i francesi (348) e gli inglesi (160), gli altri membri storici del club nucleare. Stanno tutti modernizzando i loro arsenali. L'apparato della difesa israeliana ha già stabilito che entro 18 mesi a partire da agosto, bombarderà i siti nucleari iraniani: se la diplomazia internazionale non avrà successo, se gli ayatollah non si libereranno di Ahmadinejad o se prima non agiranno gli americani. L'arsenale di Israele, che è fuori dal sistema internazionale del Trattato di non proliferazione, non dovrebbe avere meno di 232 e non più di 515 testate. Tutte operative, comunque.
    Poi c'è il Pakistan la cui chiave d'innesco delle sue 60 bombe ora è affidata al nuovo presidente Ali Zardari, vedovo Bhutto, giudicato da molti instabile e immorale. Ci sono le 10 e forse più testate della Nord Corea, con un leader probabilmente malato e una casta di generali che dovrà decidere se mantenere dormiente il suo arsenale o renderlo operativo. Infine l'India (una cinquantina di testate) la cui bomba è democratica ma è sempre una bomba. Tutto lascia credere che nel clima che si sta calcificando dopo la Georgia, gli Usa cercheranno di accelerare l'accordo bilaterale con l'India. «Stiamo spingendo», spiega Sharon Squassoni, del Programma di non proliferazione del Carnegie di Washington, «per creare una condizione unica per l'India: quella di primo Stato "legittimo", armato di bomba nucleare ma fuori dal Trattato di non proliferazione. Con nessuna delle responsabilità richieste dal Trattato ma molti dei suoi diritti. Non sarebbe sorprendente se gli altri due Stati che ne sono fuori, Israele e Pakistan, chiedessero lo stesso».
    Il Trattato di non proliferazione, la legge fondamentale che cerca un ordine nel caos nucleare mondiale, è una vittima del nuovo gelo russo-americano: da due anni l'Onu non riesce a rinnovarlo e una ratifica ora che i principali campioni litigano è impensabile. Tuttavia il caduto più importante di questa imminente Seconda Guerra Fredda è l'accordo di cooperazione nucleare che Putin e Bush avevano firmato l'anno scorso ma che a Mosca e Washington i Parlamenti devono ancora ratificare. Prima di diventare candidato democratico alla vicepresidenza - ma dopo la Georgia - Joseph Biden aveva già detto che il Senato non avrebbe più esaminato l'accordo. Se ne parlerà, forse, col prossimo presidente: un'altra delle incompiute di George Bush. L'accordo riguarda il nucleare civile, come il trattato con l'India e le ambizioni iraniane: in questo campo il confine tra militare e civile è tenue, quasi inesistente. Il punto forte del progetto è che Usa e Russia producano combustibile per i Paesi che vogliono avere energia nucleare ma non sono nel vecchio club atomico. La banca del combustibile al quale dovrebbero gioiosamente attingere decine di Paesi pacificati di un mondo felice, sarebbe stata in Russia. Niente da fare, il mondo resta aggrappato ai suoi ultimi cinque minuti di vita: al caro vecchio equilibrio del terrore.
    September 13

    Al centro del discorso

    GIORNI DI UN’INIZIATIVA ARDIMENTOSA
      LA «PREDILETTA» TORNA AL CENTRO DELL’EUROPA

     CARLO CARDIA
    - Editoriale da: avvenire.it

    Nella storia non ci sono sconfitte o in­comprensioni definitive, c’è un cam­mino sempre aperto al nuovo perché «Dio lavora, continua a lavorare nella e sulla sto­ria degli uomini». Il messaggio che Bene­detto XVI ha voluto dare ieri alla Francia e al mondo si riassume nella vicinanza di Dio all’uomo, alla sua fatica e creatività, alla sua crescita materiale e spirituale.
      Rivolte alla Francia, queste parole hanno un significato particolare, e benefico. Ci sono state incomprensioni e conflitti con la Chie­sa, ma il Papa evoca oggi tutto ciò che uni­sce i francesi al cristianesimo, con preziosi riconoscimenti. La Francia, tradizional­mente sensibile ai diritti dell’uomo, è un Paese attento alla riconciliazione dei popo­­li, e può svolgere una funzione importante per l’Europa, per far crescere la solidarietà internazionale. Anche i rapporti con la Chie­sa conoscono una stagione nuova, la diffi­denza del passato si è trasformata in un dia­logo sereno e positivo. Il dialogo è stato rafforzato dal riconoscimento da parte di Nicholas Sarkozy delle radici cristiane del­la Francia, della funzione insostituibile del­la religione per la formazione delle co­scienze e di un consenso etico della società. La Francia, insomma, è tornata al centro dell’Europa e resta nel cuore della Chiesa.
      Rivolte al mondo, e all’uomo contempora­neo, le parole del Papa assumono un signi­ficato più grande, perché offrono una più ricca elaborazione del rapporto tra fede e ragione che, in Francia e in Europa, trae o­rigine da quel tessuto di cultura e di pen­siero che il monachesimo ha formato e dif­fuso nei primi secoli di cristianesimo. Per questo ha esaltato il legame tra fede, ragio­ne e storia, senza il quale la modernità non esisterebbe. Quando i primi monaci in Fran­cia, e nel mondo, costituirono il ponte tra la cultura classica e i nuovi orizzonti spiritua­li, essi elaborarono il nucleo essenziale di un’antropologia che aveva al centro lo stu­dio della Parola di Dio, e dalla parola passa­va alla sua interpretazione, all’approfondi­mento delle scienze profane, alla compren­sione ed elaborazione della musica, alla co­noscenza del mondo che li circondava, in­dirizzandosi verso mete più alte ed esigen­ti. L’aspirazione a Dio non attenuava, ma a­limentava la sete e il patrimonio di cono­scenza. Nella regola di Benedetto, di Ber­nardo di Chiaravalle, di altri esponenti del­la spiritualità europea, trovano posto lo stu­dio, la preghiera, il lavoro, come capisaldi di un umanesimo sviluppatosi nei secoli. Na­sce lì l’uomo che si unisce a Dio, che affer­ma la dignità del lavoro, che inizia un cam­mino di conoscenza che non avrà interru­zioni. Fede, ragione e storia, stanno insieme non per astrattezza concettuale ma perché insieme hanno determinato la svolta fon­damentale della storia dell’umanità.
      Con il cristianesimo, l’uomo che usciva dal­la classicità ha costruito poco a poco la mo­dernità, si è arricchito di conoscenze, ha a­spirato a traguardi materiali e spirituali più ambiziosi. Nel grande affresco del cammi­no umano Benedetto XVI ha richiamato Paolo che parlò nell’Areopago agli ateniesi del 'dio ignoto', che essi veneravano pur senza conoscerlo. Ne sentivano il bisogno ma non sapevano chi era. Il Papa ha ricor­dato che anche oggi tanti uomini sentono struggente il bisogno di Dio che sia presen­te, li conforti, dia loro speranza per il futu­ro, ma non sanno dove sia e chi sia. Ingiu­stizie, guerre, egoismi nazionalistici, rifiuto dell’etica, nascondono Dio e rendono l’uo­mo
    più povero e insicuro. Quel Dio non è più ignoto perché l’avvento del cristianesimo ha introdotto nella storia umana la presenza viva e attiva del Dio per­sona che parla all’uomo, gli propone di cre­scere, capire, studiare e amare secondo re­gole scritte nella coscienza di ognuno. Con l’adesione alla fede l’uomo non perde nean­che un granello della propria cultura, anzi è spinto ad accrescere ogni forma di cono­scenza perché la sapienza viene trasfigura­ta dalla fede in un orizzonte più completo. Per queste ragioni, il Papa può essere nella Francia di oggi seminatore di carità e di spe­ranza, chiamando la ragione e la scienza a vivere e progredire non lontano ma accan­to alla fede che eleva e fa crescere la dignità della persona e la porta sempre più vicino al suo creatore.
    September 12

    Barbarie

    BARBARAMENTE, STUPIDAMENTE, INUTILMENTE
    Avete ucciso Giuseppe,
    gigante buono
    Il rimorso ora vi schiacci il cuore

    MAURIZIO PATRICIELLO
     (da www.avvenire.it)


    L

    o avete ucciso. Barbaramente. Stupidamente. Inutilmente. Siete poveri, dite. Senza lavoro. Dovete mangiare e vivere anche voi, dite, e forse è vero. Ma anche lui, Giuseppe, il gigante buono, era povero. Come voi, ma non si era arreso. Il lavoro lo aveva cercato e trovato. Un lavoro dove si rischia molto e si guadagna poco. Lui i ' valori' li scortava, non li possedeva.
    Ma aveva un lavoro che, come tutti i lavori, lo faceva uomo. Gli dava lo statuto, la dignità di uomo. Un lavoro che gli consentiva a sera di impastare il pane. Forse era solo pane nero, ma era pane suo. Lo impastava lui con la sola acqua che lo rende buono: il sudore della carne sua. Non il sudore
    altrui. Maledetto è il pane impastato col sudore altrui. È pane che non sazia. È pane avvelenato, pane velenoso.
    Una pizza mangiava, Giuseppe, con l’amico di sempre. Ma voi avete resi pericolosi anche questi momenti belli.
    Avete deciso che a Napoli si possa morire così, inutilmente, una sera di fine estate, quando il caldo ancora soffoca e si cerca un po’ di refrigerio.
    Voi non amate. Non riuscite ad amare.
    Non sapete amare. Non dico il nemico: a tutti viene difficile amare chi non ci vuole bene. Voi non amate neanche i vostri stessi figlioli. Andate in giro a sotterrare mine. Poi, distratti, le dimenticate. E un giorno qualcuno su di esse salterà. Ciò che, testardi, ottusi, vi ostinate a non capire, è che potrebbe capitare alla donna o al figliolo di uno di voi. Il figliolo più bello, quello che somiglia tanto. Il
    figliolo prediletto. E adesso che fate?
    Come avete concluso la serata maledetta? Come vi siete visti dopo aver tolto il casco?
    Giuseppe è morto e lo avete ucciso voi. Avete spento un cuore. Non uno solamente. I cuori stanno a grappoli: ne tocchi uno e ne trascini cento.
    Quell’uomo amava. A quella fonte erano in tanti a bere. A morire sono in molti quando ci si imbatte nelle vostre bande. È successo a lui. È stato un caso. Poteva succedere a me, o al figliolo di uno di voi. O al figliolo del figliolo. Forse dite di « amare il Napoli » , ma non amate Napoli: la nostra città bella, la nostra città antica. C’è un altro morto ancora per il quale mai sarete processati. È la speranza la vostra vittima più illustre. Voi non ve ne accorgete. Non ve ne potete accorgere, siete troppo indaffarati. Ma a Napoli a tanti viene difficile sperare.
    Vogliono andare via. Li state mandando via. Voi li cacciate via.
    Chi siete? Chi è che si nasconde dietro il casco? Di che colore è la pelle vostra? Siete nostri o venite da lontano? Forse non lo sapremo mai. Amate atteggiarvi a vittime. Certo che lo siete. Non solamente vittime. Vittime e carnefici.
    Partite – e lo so bene – con una marcia in meno. La vita con voi non sempre vi fu madre. È vero. È tutto vero. Eravate
    poveri fino all’altra sera. Andavate a rapinare e, quindi, vi si poteva chiamare rapinatori. Ladri. Ma adesso siete diventati assassini. Per darvi coraggio vi direte che si è trattato di un incidente, che non volevate uccidere, che « ci è scappato il morto » . Non è vero, non vi ingannate. Quando impugnate l’arma sapete bene che al bisogno la userete. Caino si chiamava chi per la prima volta uccise. Ma la voce di quel sangue ancora non si è spenta. Abele ancora piange. Ancora geme, Abele. Chiunque versa il sangue di Abele porta il nome. Voi non vi chiamate Abele. Spero che non dormiate. Spero che non mangiate.
    Spero che il rimorso vi tolga la fame e il sonno e non per un giorno solo.
    Spero che il ricordo del ' gigante buono', vi rattristi il cuore. Spero che siate ancora capaci di piangere.
    Lacrime benedette, acqua che purifica. Acqua che vi lavi il volto. Acqua che deterge l’animo. Lacrime per farvi uomini.
    Al pozzo proprio va attinta l’acqua per impastare il pane. Forse sarà poco il pane e ancor di meno il vino, ma basterà a saziarci. E lo gusteremo insieme e lo daremo ai figli, guardandoli negli occhi, guardandoli orgogliosi. E la vita allora ci sarà più amica.

    Fascismo

    LE AVVENTATE DICHIARAZIONI SUL FASCISMO
    DI ALEMANNO E LA RUSSA
    L’errore che non va mai fatto
    perché lambisce le coscienze

     SERGIO SOAVE (da: avvenire.it)
     
    I l sindaco di Roma è stato assai criticato, e non senza buone ragioni, per aver affermato, e per giunta nella sede meno opportuna, davanti al ricordo tangibile e terribile delle vittime della persecuzione degli ebrei, che il fascismo non è stato «il male assoluto». Nel merito la sua asserzione naturalmente può essere discussa e, per certi aspetti, persino condivisa, il che non toglie che l’aver pronunciato quella frase sia stato invece un indiscutibile errore. Un conto è il giudizio storico, che nel suo costante approfondimento critico rifugge dalle definizioni 'assolute', un altro conto è un discorso politico che viene giustamente letto per il contesto in cui è pronunciato e per le conseguenze che produce. Quale che fosse la sua intenzione, la frase di Alemanno aveva il senso di una rivendicazione di eredità e di identità, seppure cauta e circospetta, non quella di un giudizio storico equanime. Se una cosa del genere la dice una persona che non ha legami genealogici di alcun genere con il regime littorio, come peraltro hanno fatto numerosi storici di varia estrazione culturale, non c’è scandalo. Sarebbe ridicolo in nome dell’antifascismo cancellare l’enciclopedia Treccani o il Concordato (che infatti la Repubblica antifascista ha recepito nella sua Costituzione). Questo in realtà non lo pensa nessuno, il che rendeva superflua l’incursione 'storica' di Alemanno, che ha assunto quindi un connotato ambiguo e irritante. Il sindaco rappresenta tutta la città, e la città martire delle Fosse Ardeatine sente dolorosamente le ferite della sua stagione più nera. Quella sensibilità non deve essere ferita e probabilmente Alemanno non intendeva farlo, ma ha dato l’impressione di far prevalere una specie di orgoglio personale sui doveri di rappresentanza generale.
      Naturalmente in una frase, peraltro poi ridimensionata, non c’è nulla di irrimediabile. Salvo ciò che imperscrutabilmente scende nelle coscienze. Intanto però ci sono conseguenze di pragmatica che già si fanno sentire: l’iniziativa di radunare intelligenze di vario orientamento per delineare il futuro della capitale sta già vacillando, poiché gli avversari del dialogo hanno trovato un’occasione non infondata di polemica. Probabilmente
    Walter Veltroni ritiene che nemmeno il comunismo sia stato «il male assoluto», ma non lo ha mai detto quando stava in Campidoglio. C’è chi pensa che l’esternazione di Alemanno, al pari di quella del ministro della Difesa, sia la spia di una difficoltà identitaria che si presenta nel momento in cui Alleanza nazionale è chiamata a fondersi nel Popolo della Libertà, che avrà come fondamento il documento fondativo del Partito popolare europeo, indiscutibilmente antifascista. Può darsi, tuttavia è lecito sperare che invece si sia trattato solo di un errore dettato da imperizia, come ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini. D’altra parte va detto che non si possono trarre pronostici catastrofici da una frase infelice. Per fortuna la discussione sul fascismo può essere solo retrospettiva, visto che la solidità della democrazia interna e il sistema di relazioni internazionali dell’Italia rendono impensabile qualsiasi arretramento nostalgico. Anche se sul piano educativo bisogna sempre vigilare. Nessuna regressione deve ammorbare le coscienze.